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“Il Manifesto delle Sette Arti”, il pensiero di Canudo finalmente in italiano

Le Manifeste des Sept Arts”, “Il Manifesto delle Sette Arti”.

Un pensiero ampio, sul cinema e sulle arti, di Ricciotto Canudo che, a distanza di ben 102 anni, è stato finalmente tradotto in italiano. e ne potranno godere tutti. Ideatore e curatore della pubblicazione Giuseppe Dentico.

Breve presentazione di Ricciotto Canudo, per chi non ha memoria o per chi non lo conoscesse.

Ricciotto Canudo è stato nostro concittadino, nato a Gioia il 2 gennaio 1877 e deceduto a Parigi dove è morto, molto giovane, il 10 novembre del 1923. Studioso di lingue orientali e filosofia, critico cinematografico, poeta, scrittore e luminario. È considerato il primo intellettuale a compiere un pensiero critico e sistematico sul cinema, per cui coniò, appunto, il termine “settima arte”. Spirito irrequieto ed eclettico, si stabilì a Parigi nel 1902, dove frequentò i gruppi dell’avanguardia letteraria ed artistica. Diresse la rivista “Montjoie!”, partecipò al dibattito culturale battendosi per il nuovo, come categoria estetica assoluta. Perseguì in tutta la sua opera l’ideale dell'”unità dinamica dell’arte”. Divenne amico di Guillaume Apollinaire, che gli affibbiò lo scherzoso nomignolo le Barisien, fu anche amico di numerosi artisti, fra i quali Delaunay, Braque, Picasso, Ravel, Chagall e D’Annunzio.

In suo onore, nel centenario della sua nascita, in Via Cavour 77, la nostra cittadina ha apposto una targa commemorativa in pietra.

La Pro Loco “Antonio Donvito” di Gioia, martedì scorso, presso l’Aula Magna del Liceo Classico “P. Virgilio Marone” ha organizzato un evento di presentazione con esperti, estimatori e protagonisti che hanno fatto sì che si potesse tradurre e portare alla conoscenza di tutti questo straordinario e quasi futurista manifesto.

Ai saluti istituzionali, il Presidente della Pro Loco Sandro Cortese che durante il suo discorso ha affermato di “aver iniziato a stimare e apprezzare da subito la figura di Canudo, immediatamente dopo le commemorazioni avvenute a Gioia nel 1977. Da lì in poi, ho studiato la sua figura, la sua persona, la sua capacità di capire l’importanza di dare spazio alle avanguardie, di dare la possibilità ai giovani artisti di mettersi in gioco ed entrare nei circoli artistici più esclusivi. Con grande soddisfazione e piacere, siamo riusciti a tradurre una delle sue ultime opere, “Il Manifesto delle Sette Arti”, scritto esclusivamente in francese, in cui Canudo esplicitava il suo pensiero per inserire il cinema tra le precedenti sei arti (architettura, musica, pittura, scultura, poesia e danza), aggiungendola non come settima aggiunta, ma come settima inclusiva assieme a tutte le altre”.

Tra gli interventi, anche quello autorevole di due estimatori di Canudo: il Prof. Pierluca Cetera, docente di Storia dell’Arte e Disegno presso il Liceo Scientifico, appunto Ricciotto Canudo, di Gioia e la Prof.ssa Angela Bianca Saponari, docente di Storia del Cinema presso l’Università di Bari.

Il Prof. Cetera ha confidato che la sua stima per Canudo è nata nel momento esatto in cui ha ottenuto la cattedra nel nostro Liceo Scientifico. “Da subito mi sono messo a studiarlo, ho valutato la sua importanza non solo nell’ambito della stesura del manifesto, ma nello specifico nel suo approccio visionario al futuro e al modo di organizzare i suoi pensieri. Canudo è riuscito a guardare oltre. Tutt’oggi, quando parliamo di contenuti video nel cinema, è strabiliante vedere come Canudo, nel primo decennio del ‘900, avesse intuito che il cinema avrebbe avuto il sonoro, il colore, l’interattività”.

La Prof.ssa Saponari ha fatto notare che “il manifesto è un condensato di essenza di quello che è, è stato e sarà il cinema. Canudo si è interrogato su quello che caratterizza l’artisticità del cinema perché, a differenza delle altre arti, questa è l’unica forma che l’uomo ha visto nascere e quindi può comprendere al meglio rispetto alle altre. Ma il suo pensiero andava anche oltre l’aspetto puramente estetico. All’epoca già parlava di industria, di economia, di componenti tecnologiche legate al mondo del cinema, intravedendo tutto ciò che poi sarebbe servito al cinema per diventare quello che è oggi”.

In ultimo, gli interventi della Prof.ssa Anna Martoscia e il Prof. Benny Fanelli, artefici la prima della traduzione dal francese all’italiano, e il secondo dall’italiano in inglese e tedesco.

La Prof.ssa Martoscia ha raccontato come nella sua giovinezza non conoscesse Canudo, seppur entrambi cittadini di Gioia. “Per puro caso, durante i miei studi a Parigi, ebbi l’onore di conoscere Marc Chagall, pittore apprezzatissimo in quel momento e grande amico di Canudo. Fu proprio lui che, venendo a conoscenza delle mie origini, mi parlò per la prima volta di Canudo, facendo così scaturire in me la curiosità nello scoprire quest’artista. Ritornata a Gioia, iniziando a lavorare presso il Liceo Scientifico, fu il Preside Matarrese che mi aiutò a colmare la mia sete di conoscenza su Canudo, regalandomi una rivista da lui stesso scritta e pubblicata. La traduzione de “Il Manifesto delle Sette Arti” non è stata semplice. Il modo di scrivere di Canudo è straordinario. Possedeva una capacità di scrittura in francese, lingua grammaticalmente molto complessa e strutturata, pari se non superiore a quella di molti scrittori francesi dell’epoca. Anche per questo, e per ciò che ha fatto durante tutto l’arco della sua vita, è stato una stella luminosa, apprezzato da tutta la cultura francese e da tutti gli artisti dell’epoca”.

Il Prof. Fanelli, in conclusione, ha evidenziato che la traduzione dall’italiano all’inglese e tedesco è di fondamentale importanza per il ricordo di Canudo, ma soprattutto per non dimenticare il suo contributo culturale e letterario. La traduzione in inglese è figlia dei tempi moderni, l’inglese è la lingua mondiale, accessibile a tutti. Il tedesco è la seconda lingua più parlata in Europa ma anche la lingua di molti artisti e uomini di cultura che la nostra Europa ha avuto. Un omaggio quindi per condividere il manifesto con tutti e renderlo anche un caso di studio per i nostri studenti, facendo apprezzare loro la figura di un loro concittadino, reso grande dal suo pensiero e dalle sue idee. [Foto Mario Di Giuseppe]

Francesco Lenoci

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