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Peppino Vasco, nel ricordo di Enzo Lavarra

Una nota di Enzo Lavarra su Peppino Vasco. Comprende il ricordo dell‘ultima telefonata del 4 giugno, giorno del suo compleanno e ripropone il ricordo nel suo novantesimo compleanno.

“Ho telefonato a casa il giorno del suo ultimo compleanno. Ha risposto Nino dicendomi: “Enzo. Papà ci sta lasciando. Non so se capirà che lo stai chiamando.” Rivolto a lui Nino disse: Papà “c’è Enzo Lavarra”. Dopo un po’ mi giunse voce affaticata e ansimante “Ciao Enzo”. Brividi di emozioni raccolsero in me i pensieri di una vita. “Ciao Compagno. Enzo Lavarra”.

Quindi il ricordo del suo 90esimo compleanno vale pure per il giorno dell’addio: Peppino Vasco ha compiuto 93 anni. Circondato dal calore della sua famiglia, dalla considerazione generale dei molti che lo hanno conosciuto nella vita pubblica città, dalla riconoscenza dei compagni e delle compagne che hanno attraversato con lui le stagioni delle lotte per il riscatto del mondo del lavoro. In un certo senso con questo afflato attorno a lui, il destino gli ha restituito quella che gli aveva negato negli anni difficili e drammatici della sua fanciullezza e giovinezza. Questa lunga parabola del suo destino squarcia varchi di conoscenza e comprensione della emancipazione degli ultimi, della civilizzazione, della elevazione culturale che per la generazione di Vasco ha significato l’appartenenza al Partito comunista italiano e alla Cgil. Dove per il Pci la qualificazione più significante è stato l’aggettivo “italiano”; che invero ha rappresentato la sostanza di una identità che via via si è esercitata come funzione di pilastro della Repubblica e come idea e pratica della trasformazione dei rapporti sociali attraverso la democrazia rappresentativa. Cosi per altro verso ha operato nella sua formazione la Cgil di Giuseppe Di Vittorio. Questo spiega il percorso di una vita a cui la povertà e l’indigenza nega la istruzione e costringe alla custodia solitaria di un gregge nelle Murge aspre e impervie, per un tozzo del pane quotidiano. E da quelle latitudini murgiane già si intravede l’anelito alla cultura e alla vita comunitaria; egli stesso racconta di quando scappa da quelle terre pietrose per raggiungere il paese che gli appare con le luci scintillanti e colorate della cassa armonica per San Filippo.

In questo episodio è la cifra di una esistenza che via via si è affrancata dai senza potere delle classi subalterne per divenire dirigente del movimento dei lavoratori verso le maggiori conquiste degli anni 70 e 80. Animatore e divulgatore del rapporto della cultura per il popolo, e della cultura che nasce dal vissuto del popolo; come nella preparazione della conferenza con Pier Paolo Pasolini, all’ex Duchino. O inventore di quei tornei di calcio che con la Garibaldina sfidava le squadre dei “borghesi”. Da questa collocazione di classe via via matura una visione più ampia della cittadinanza a tutto tondo. Fino alla rappresentanza nel Consiglio Comunale. Di Peppino Vasco infatti sono stati peculiari la sua apertura al movimento degli studenti . Colse la potenzialità di una nuova alleanza fra braccianti e ceti urbani ( Aprì una porticina interna nel portone del fotografo in Via Garibaldi in modo che agli inizi noi potevamo entrare nella Camera del Lavoro in modo “clandestino”, anche se di lì a poco la nostra partecipazione ai cortei del Primo Maggio rese pubbliche le nostre scelte, anche per le nostre famiglie). Fu dunque più lungimirante di altri nella accoglienza e nella promozione a ruoli dirigenti di “quegli studenti del movimento“ nella sezione locale del Pci. Anche per questo in quel movimento non vi furono derive estremiste ed “extraparlamentari“. E trasferì a chi di loro che non conosceva il melodramma, perché divisi fra Beatles e Rolling Stones, l’amore per uno dei filoni identitari del patrimonio culturale italiano.

Vasco quindi rimane “il compagno Vasco”, e contemporaneamente è riconosciuto come il cittadino gioiese Peppino Vasco. Precursore delle prime radio libere, dei primi giornali locali come autorappresentazione della comunità. È instancabile sostenitore di vocazioni produttive originalissime della città, come il lattiero caseario, fino alla sfida della Dop per la Mozzarella. Di cui costantemente mi chiedeva informazioni sull’iter istituzionale. Di ognuno di noi vi è una parola sulle altre che lo indica. Per Vasco è: passione, passione, passione. “Caro compagno… certo è difficile dire oggi questa parola. Non capiscono più in che senso lo dicevamo. È una bella parola ed è un bel rapporto quello tra compagni. È qualcosa di simile e diverso da amici. Amici è una cosa più interiore, compagni è anche la proiezione pubblica e civile di un rapporto in cui si può non essere amici ma si conviene di lavorare assieme. E questo è importante, mi pare.” (Rossana Rossanda) Enzo Lavarra.

Uff. Comunicazione

On. Enzo Lavarra

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